Ho trovato molto interessante un articolo apparso recentemente sul blog business.financial post.com, dal titolo
“The biggest predictor of career success? Not skills or education, but emotional intelligence“. L’autore è Ray Williams president della Ray Williams Associates, un’azienda di Vancouver che fornisce servizi consulenziali sulla leadership e sull’executive coaching.
L’articolo è interessante in quanto sostiene un’originale teoria sui fattori che favoriscono o meno la carriera all’interno di un’organizzazione.
Secondo Ray Williams i fattori che determinano il successo di un individuo non sono più le conoscenze tecniche, le sue capacità e il suo background socio economico, come erano stati nel passato decennio, ma le sue competenze emotive.
La correttezza di queste conclusioni sembra confermata da alcuni studi neanche tanto recenti, il primo condotto dalla Accenture nel 2006 e due più recenti pubblicati dal Journal of Organizational Behavior.
Le conclusioni dello studio Accenture, condotto su 250 Executives di sei paesi, sono che l’intelligenza rimane un’importante fattore di successo, ma la consapevolezza del proprio essere e del proprio ruolo sociale – entrambe elementi dell’intelligenza emotiva, permettono di meglio profetizzare chi avrà successo e chi no nel proprio lavoro.
Il primo studio pubblicato dal JOB conclude che l’intelligenza emotiva è il più forte fattore predittivo di successo nell’alta dirigenza.
Il secondo studio, a mio giudizio, conferma valutazioni già conosciute quando afferma che i due fattori predittivi di successo sono l’orgoglio per i risultati ottenuti e la capacità di fare networking.
Queste osservazioni portano a concludere che sta finendo l’epoca del leader i cui punti di forza erano la capacità decisionale e la gestione delle prestazioni; questo sarà sostituito da leaders i cui punti di forza deriveranno dalle loro competenze emotive e dal saper gestire positive relazioni interpersonali.
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L’ha ribloggato su Le piccole imprese.