Necrologio del Management e della Leadership

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Mondiali di Calcio – Brasile 2014

Tragedia, Disperazione, Sconfitta e poi mancanza di lealtà, “Scaricabarile”, Insensatezza, “Piccola Umanità”. Ieri non abbiamo assistito solo ad una delle peggiori pagine del calcio e dello sport italiano, ma soprattutto ad una commedia tutta nazionale di scarico delle responsabilità, di astuzia politica, di puerile ammissione di non colpevolezza che dovrebbe essere ricordata e citata dalla nuova letteratura economica, come un perfetto esempio di “Cosa non deve fare un Manager ed un responsabile risorse umane”. Quando ho ascoltato la primissima intervista stampa di Cesare Prandelli nel post partita Italia-Uruguay di ieri sera, ho dovuto attendere qualche minuto e scuotermi per ripetermi se ciò che stavo ascoltando fosse un incubo o la pura, ridicola, pazzesca realtà. Non volevo credere che un uomo, anzi l’Uomo a capo di un team di eccellenti professionisti strapagati e motivati (forse), fosse lì dinnanzi alle telecamere a dichiarare che quella figuraccia fatta sul campo era il risultato degli errori e delle mancanze di alcuni dei membri del suo gruppo. Non potevo rimanere immobile e ascoltare la sua voce mediocremente umile, dichiarare le proprie dimissioni dal ruolo di CT della Nazionale (Leader di un gruppo di talenti e di eccellenze) e allo stesso tempo addossare nome e cognome le colpe di quella disfatta. Che quelle colpe fossero reali e tangibili non vi è alcun dubbio ma, proprio per questa motivazione, affiggere pubblicamente il manifesto dei rei non è servito a diminuirne le pesanti responsabilità e ad evidenziare ulteriormente gravi carenze di leadership e capacità di gestione di un team. Sino a prova contraria, la presenza stessa di quei “colpevoli” sul campo è piena ed unica responsabilità di chi quel team ha selezionato e convocato, valutando con la propria capacità e consapevolezza rischi e benefici delle scelte effettuate. Chi se non il leader a capo di un gruppo è e deve essere considerato come unico responsabile di una vittoria come di una cocente sconfitta?

Alla luce di questo valore, responsabilità, che è e rimane l’essenza più naturale della capacità di leadership, appare ancora più inspiegabile come sia possibile anche solo ipotizzare una azione di “diffamazione” pubblica individuale al nome di precisi membri del team, sperando che questa operazione possa in qualche modo alleggerire il peso del proprio ingombrante fardello di incompetenze. Credo davvero che quella scena abbia rappresentato, al pari della squallida competizione alla quale abbiamo tutti assistito, ad una delle più chiare ed evidenti manifestazioni della totale mancanza di abilità, mestiere e qualità nella gestione di un gruppo. E’ possibile trarre qualche spunto per ripartire ed imparare a non commettere più gli stessi errori? Esiste un breve decalogo di cosa sarebbe stato meglio fare in una situazione come questa? Ho provato ad indicare tre semplici passi:

– Ciascun membro del team è in quel posto perchè il leader lo ha scelto ed ha deciso che possiede le capacità e la motivazione per contribuire al successo del gruppo; sputare successivamente su ciò che si è scelto significa rinnegare la propria responsabilità di gestione ed il proprio ruolo

– Premi e Punizioni si conferiscono in privato e al’interno dello “spogliatoio” perchè il gruppo possa trarre ispirazione e motivazione dai contributi dei singoli membri del team

– Ottenere e Ricevere fiducia non è un meccanismo automatico ma, al contrario, il risultato di un lungo lavoro fatto sul “campo” ma anche fuori a contatto con la realtà psicologica degli individui e del gruppo; se il gruppo non si crea con molto anticipo, la singola occasione non consente in alcun modo di superare le grandi difficoltà che prima o poi si incontrano sul cammino

Possiamo solo sperare che questa batosta possa servire a capire i numerosi errori, di management prevalentemente, commessi e a ritrovare la via di un rinnovamento oramai necessario.

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